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12 giugno: giornata mondiale contro lo sfruttamento del lavoro minorile


12 Giugno 2020 -
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Si chiamava Zohra ed era nata in Pakistan da una famiglia poverissima. A 8 anni lavorava come domestica presso una coppia benestante del suo Paese e il 31 maggio scorso è morta in seguito alle percosse dei suoi datori di lavoro. La sua colpa, probabilmente, avere liberato dalla gabbia una coppia di pappagalli.

E’ perché non si ripetano più le circostanze che favoriscono queste tragedie che le Nazioni Unite hanno proclamato il 12 giugno “Giornata mondiale contro lo sfruttamento del lavoro minorile”. La ricorrenza indetta nel 2002 si pone il fine di focalizzare l’attenzione globale sulla difficile situazione dei bambini lavoratori e sul contrasto a questa piaga sociale.

Un bambino su dieci in tutto il mondo è costretto a lavorare, si tratta di 152 milioni di minori – 64 milioni bambine e 88 milioni bambini. Quasi la metà vive in Africa (72,1 milioni) gli altri in Asia e Pacifico (62 milioni), nelle Americhe (10,7 milioni), in Europa e Asia centrale (5,5 milioni) e negli Stati arabi (1,2 milioni). Un terzo dei bambini tra i 5 e i 14 anni impiegati nel lavoro minorile sono fuori dal sistema educativo. Il 38 per cento dei bambini tra i 5 e i 14 anni che lavorano è coinvolto in attività pericolose mentre i due terzi dei ragazzi di età compresa tra i 15 e i 17 anni hanno un orario di lavoro superiore alle  43 ore alla settimana.

Il lavoro minorile è impiegato principalmente nell’agricoltura e in percentuali molto più basse nei servizi e nel settore industriale, compreso quello minerario.  Certo il numero dei bambini lavoratori è diminuito di 94 milioni dal 2000 ma è ancora molto distante il raggiungimento di uno degli “obiettivi per lo sviluppo sostenibile” (Goal 8: Lavoro dignitoso e crescita economica) indicati nell’Agenda 2030 dell’ONU, che prevede la fine del lavoro minorile in tutte le sue forme entro il 2025.

Approfondimenti:

Agenda ONU 2030 (sezione sito Agenzia)


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